La cultura non può che nascere da un gusto del vivere”. Con queste parole don Luigi Giussani invitava nel 1975 alcuni universitari a riflettere sul significato del loro essere studenti, intendendo con gusto del vivere “quel riverbero conoscitivo e affettivo che una determinata concezione dell’esistenza, un determinato giudizio di valore sulla vita, vissuto, comunque vissuto, danno.” E poco più avanti egli aggiungeva “non è innanzitutto questione di capacità di erudizione o di contenuti nuovi o di immagini strane e diverse da creare; è questione di una consapevolezza piena di questo gusto dell’esperienza che si sta vivendo, cioè del proprio io nella realtà, dentro i rapporti concreti, dentro la storia.”